venerdì 30 gennaio 2015

Mercurio Loi: lo Sherlock Holmes romano - di Alessandro Bilotta (testi) e Matteo Mosca (disegni) per Le Storie 28

"Per me ambientare le storie a Roma è una religione e una missione"

Alessandro Bilotta



Lo scorso anno è stato aperto da Alessandro Bilotta e Matteo Mosca, con una storia ambientata nel freddo contesto del Muro di Berlino. L'albo in questione era Friedrichstrasse.
Lo stesso team artistico apre il duemilaquindici con una storia ambientata in una Roma decadente, ma che riesce a conservare tutta la sua inesauribile bellezza; la cui fonte è linfa vitale per chi vuole ambientare diverse trame. Roma da sempre si presta come un'ottima cornice per svariati impianti narrativi. (Tra gli ultimi, il Golem di LRNZ con la sua Roma distopica).

E l'universo di Mercurio Loi è tra questi.



Mercurio Loi: mento prominente, volto quasi caricaturale, e le orecchie non passano di certo inosservato. Queste sono le caratteristiche fisiche dell'intellighenzia romana, alcune delle quali riprese/ispirate dal fumettista Gipi.
Il protagonista di questa storia si presenta come un riuscitissimo e sornione Sherlock Holmes ante litteram. Sempre accompagnato dal suo allievo Ottone De Angelis, il Watson della situazione. Questi si ritrova a inizio albo con il suo docente, addentrato in una Roma sotterranea affascinante quanto sconosciuta, poiché non è una location da cartolina; subito al centro dell'azione per far luce sul rapimento del figlio di un membro della società segreta di cui fa parte Mercurio, Sciarada.
Presto si imbatteranno negli adepti dei riti del Lupercale, rito abolito 1400 anni prima. Secondo chi li pratica, sarebbero i diretti discendenti della lupa di Romolo e Remo.
Gli adepti del Lupercale sono stati "sguinzagliati" dal Moriarty di Mercurio Loi, il fantomatico e affascinante Dottor Spada. E qui non mi dilungo sull'antagonista per il piacere della scoperta, che presto, (e spero) il lettore interessato a questi scenari storici, possa sfogliare.
Dopo i titoli di testa apparsi successivamente a tutto il costrutto ambientato nella Roma sotterranea, si fa chiarimento sulla sinistra vicenda che sta disturbando da diversi giorni la città papalina e che verterà in tutto l'albo.
Ottone, una volta conclusa la missione, si ritroverà come già detto affaccendato per un esame orale in Storia.
Ma il caso per Mercurio Loi desta un fortissimo interesse.
Pare che il fantasma di Beatrice Cenci, sia apparso a tre persone poi buttatesi dalla terrazza del forte Sant'Angelo.
Una nebbia fitta di mistero avvolge la fortezza, mentre per le strade i carbonari stanno dando caccia al boia Mastro Titta.
Mercurio Loi, tra un proverbio e un altro che si ritrova a sciorinare a menadito, conduce con una capacità deduttiva fuori dal comune questa indagine che, insieme al suo allievo preferito Ottavio, ruberà parecchio del loro tempo: dove il pericolo è in agguato in ogni scorcio di una affascinante Roma brulicante di complotti e piani sconosciuti ai suoi abitanti.



Dopo l'ambientazione spaziale e lunare de Il lato oscuro della luna, dopo l'ostico clima del Muro di Berlino in Friedrichstrasse, il binomio Alessandro Bilotta (adepto di una nuova corrente che permette lui di servire la città di Roma con le sue storie d'ampio respiro) e Matteo Mosca si rivela essere vincente anche sul fronte della misteriosa Roma papalina.
Un po' Indiana Jones e un po' di elementi supereroistici richiamano sempre più l'attenzione di chi legge. La partecipazione del lettore sarà totale dal momento che il contesto offre numerosi spunti storici.
Tantissima è la componente umoristica che accompagna l'albo in varie sequenze, dove si riaffaccia un'altra caratteristica del celeberrimo Sherlock di Conan Doyle.
Alessandro Bilotta sale in cattedra raccontando una parentesi fondamentale della storia d'Italia, affiancato da un Matteo Mosca ancor più sorprendente nel rappresentare scorci ed espressioni. Tutto appartenente ad una Roma che non è poi così tanto lontana dalla attuale.
I pennelli di Mosca si prestano per un altro universo lontano dagli albi precedenti, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Da Castel Sant'Angelo ai vicoli storici, sempre proposto con una qualità artistica ormai nota al grande pubblico.

Tutto questo in un albo di novantotto pagine, dove l'autore romano ha riversato con assoluta umiltà e competenza, topoi e linguaggi appartenenti al romanzo giallo e così via.
Si auspica ordunque un seguito, dato il finale quasi aperto e al contempo stesso criptico.
Lunga vita a Mercurio Loi (e ai suoi autori).




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