martedì 18 agosto 2015

Lo scultore: l'arte che resta - di Scott McCloud (Bao Publishing)



"Pronto?"

La vita ti passa davanti e difficilmente potrai accorgetene.
Amici, amori, perdite. Tutto ti scorre inesorabile.
Ma tu passi la tua vita inerme, magari con un gran talento, ma in balia di te stesso.
Con la tua arte faresti di tutto, ma non sei in grado di compiere nulla.
I suoi sogni non cessano di crescere, ma la possibilità di emergere diminuisce.
Le tue mani sarebbero benissimo in grado di plasmare il mondo intero per farne qualcosa di meraviglioso.
Come affrontare dunque questo tunnel della povertà e dell'anonimato nel campo artistico?
Puf! Lo zio Harry ha tra le mani la soluzione al problema.
Mefistofelica come soluzione ma va bene così.



Un simpatico Scott pronto per dediche e sketch!

Infatti propone al giovane protagonista David Smith di barattare la sua vita con l'incredibile potere di plasmare ogni materia nella scultura a suo piacimento; da far accendere le folle e da far innamorare numerosi critici e galleristi di tutta l'America.
Duecenti giorni serviranno al ventiseienne David per esprimere tutta la sua arte, quindi per lasciare il suo patrimonio artistico più grande e nella forma più fulgida e diretta possibile.
Un conto alla rovescia, un periodo di tempo che permetterà al protagonista di intrattenere relazioni nel mondo dell'arte e di vivere con la ragazza dei suoi sogni: Meg; proprio la messa in scena di questo incontro è quanto più di teatrale si potesse realizzare, in tutti i termini.

"Quando il sole sorgerà, avrai ciò che desideri".

La figura dello zio Harry è tra le più insidiose che possano passare nella propria vita, basta un incontro di questi che subito ti cambia la giornata e non solo. Ma in meglio o in peggio?
Un personaggio che pare muoversi da mille vite.
Un personaggio che spesso lo troviamo intento a giocare a scacchi con David, in una scena di bergmaniana memoria.

Proprio lo zio Harry cambierà il corso degli eventi di questo maestoso graphic novel.
Non serve poi disquisire sugli sviluppi perché si lascia volentieri il piacere della scoperta.



De Lo scultore se n'è parlato tanto nei mesi scorsi.
Un intenso tour di presentazioni è stato quello che ha portato Scott McCloud in giro per l'Italia sbalordendo non poco il sottoscritto e gli appassionati della Nona Arte.
Il massimo teorico del fumetto ha studiato per anni questo progetto ambizioso dai toni fortemente emotivi, e ne è uscito fuori con quello che un lettore si aspetterebbe di leggere da un'opera così elaborata.
Ci si lascia travolgere dall'uragano emotivo che attraversa tutto il racconto. E dalle gesta di David Smith che all'inizio del graphic novel lo si vede in cerca di lavoro, o meglio, in cerca di un lavoro che lo elevi nello status massimo d'artista formidabile.
Il testo è una continua riflessione sullo stato dell'arte e della critica che viene esercitata ad "etichette", argomenti di recente trattati dalla pellicola Premio Oscar Birdman.
Inoltre presenta la tematica sull'amore: e qui si può senz'altro dire che Lo scultore ha una trama semplice e per nulla pretestuosa.
Scott McCloud da questa ne ha forgiato un racconto di circa cinquecento pagine ben sfaccettato seppur con una trama semplice, non priva però di scene salienti e di colpi di scena fondamentali.
Da una storia semplice ne ha ricavato un racconto mozzafiato, privandogli di quella banalità che sarebbe passata senza quella ricerca del linguaggio e dell'impostazione cinematografica (e anarchica) della tavola. McCloud osa tanto con l'uso di uno storytelling ardito, e lo si vede anche tra uno spazio bianco e l'altro e nelle splash page vuote e non. Una full immersion emozionale grazie all'arte invisibile.
L'impianto narrativo è scandito da dei ritmi altissimi, tant'è che dagli ultimi capitoli si viene quasi schiacciati dall'atmosfera che scaturirà poi il commovente finale.
La componente grafica? Riuscitissima anche questa. Un character design sintetico che fa trasparire indole e peculiarità di ogni singolo personaggio. Gli scenari sempre ricchi di particolari, e gli ambienti vengono spettacolarizzati da delle prospettive sensazionali quanto reali. Un set cinematografico.
McCloud ha plasmato materie come vita, arte, sogno e morte per costruire un lascito unico nel mondo della Nona Arte.

E pensare che questo è il suo primo graphic novel.

Da ammirare il rapporto tra il reparto cartotecnico, pagine e prezzo. La Bao ha riprodotto il cartonato come quello concepito in patria, proponendolo al pubblico con un prezzo per niente impegnativo, se si pensa poi al numero delle pagine...


Il settimo sigillo (1956), di Ingmar Bergman

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