lunedì 16 giugno 2014

"Museica": l'Audioguida delle Visioni - di Caparezza (2014) Recensione




Con Il sogno eretico ci eravamo divertiti (se non gasati), avevamo riflettuto e ci eravamo emozionati.
Tutto questo a livelli inediti prima d'ora.
Da quel disco sono passati tre anni...
...mi sembra ieri (si, ho utilizzato una frase di circostanza) quando il canale Youtube di Caparezza caricava puntualmente un episodio de I Boias come antipasto.
L'antipasto di un lavoro che è rimasto nel cuore di molti.
Un album che come già detto ha emozionato, vedi Goodbye Malinconia e riflettere con Non siete Stato voi, ma divertito assai con Legalize the Premier e La fine di Gaia.

Sonorità moderne e cantautorato si sono alternate nel penultimo lavoro.

In Museica si cambia registro.
Musicale e non solo.



Canzone all'entrata

Comincia a formarsi la coda per il Museica: museo e parte integrante dell'immaginario di Michele Salvemini; dove sono state esposte opere e visioni sulla società e su alcuni eventi di cronaca.
Una galleria è stata allestita con una minuzia che raramente si riesce ad ammirare.

Il gallerista nonché autore del disco mette subito in chiaro quelle che sono le condizioni per visitare/ascoltare Museica.

"In coda si chiedono cosa architetti di strano
Io?! Cosa architetto di strano?
Boh, pensavo a Lucia Mondella nel letto che dice "Renzo, piano!"

Neanche passano venti secondi che si comincia a sentire un gioco di parole che delizia!
Per non parlare di quelli basati sulla fonetica come:

"Questo è l'album che non vedi l'ora di sentire
soprattutto tu che non vedi l'ora di dissentire"

Accoglie così i visitatori che stanno per addentrarsi in questa galleria delle visioni.

Ce n'è per gli haters, ma anche per le groupies...

"Non mi chiamare più Capa, chiamami pala eolica sulla statale
se per le rime che scrivo (schivo) trovi un trasporto eccezionale
Se invece sta roba ti provoca dissenteria tu dillo di pancia
Sono abituato ai piedi in faccia sono della bilancia.
E non parlo di ghetto perché io vengo dalla terra di Banfi
Se parlassi di ghetto tu capiresti l'animaletto coi baffi
Se mi stai ascoltando e pensi 'Capa ma che pezzo originale'
Sei più banale dell'allusione sessuale sulle banane"

Ordunque, appropinquiamoci per questa esposizione artistica!


Avrai ragione tu (Ritratto)



Alla prima traccia si ritrova con la testa occupata da un coro bolscevico!
Non riesce a toglierseli più dalla testa questi rossi!
Questi gli ordinano di ritrarre tutte le invettive lanciate nei dischi precedenti.
Vi sono chiari riferimenti alle seguenti canzoni: Inno Verdano, Fuori dal Tunnel, La mia Parte Intollerante, Insetti del Podere.

Difatti si basa sul "ritratto" sostantivo che sul ritratto pittorico.

In poche parole Caparezza vuole mettere a tacere chi insistentemente vuole avere ragione.

Tacere? Calmarmi un poco?
Distrarmi e non pensare a nulla?
Ok, avrai ragione te!

Una divertente e feroce sequela di frecciatine si possono udire in questa traccia (vedi la meravigliosa frecciatina scoccata per QUEL movimento politico)

E a chi vede la sinistra in tutti gli artisti.


Mica Van Gogh



Dalla prima strofa Caparezza decreta senza troppi fronzoli chi è il pazzo tra il pittore Vincent Van Gogh, grandissimo esponente dell'Impressionismo e chi lo addita come un mentecatto (Perché si è tagliato un orecchio! Perché era fuori di testa e basta!)

Pensiero ragionato dopo la visita al Van Gogh Musem di Amsterdam e dopo aver letto le lettere indirizzate al fratello Theo, scritte in maniera lucidissima

Questo perché l'uomo della società contemporanea conduce una vita priva di interessi e piena di svaghi inutili, poco stimolanti e molto spesso anche malsani.

Perché i pazzi siamo noi, mica Van Gogh.

Per la parte musicale si sente sin da subito che questo disco è il migliore realizzato in termini tecnici.
Vedi la batteria di Corrieri e la chitarra di Alfredo Ferrero!
Fenomenale è per l'appunto il passaggio sul finale alle percussioni di Corrieri, la costruzione in termini tecnici comincia a farsi sentire da questo brano.


Non me lo posso permettere



Il primo singolo estratto dal disco è ispirato dal trittico dell'artista irlandese Francis Bancon intitolato Tre studi di Lucian Freud.
Battuto all'asta e venduti alla "modica" cifra di 142 milioni di dollari. Il dipinto più costoso della storia.
(Da qui l'ossimoro con la frase protagonista del brano)
L'autore (del brano) estende la frase tormentone "io non me lo posso permettere" anche nel contesto sociale e quindi non solo nel contesto economico. Una frase ormai propagatasi tra le persone che non possono appunto /permettersi/farsi un tatoo/ingaggiare solo un violinista/redarguire il proprio datore di lavoro per un diritto che è stato violato.


Singolo dalla base altamente radiofonica, e per diffondere una tematica del genere non si poteva scegliere una base immediata come questa anche se poco ben accolta dal publico.


Figli d'arte



Il cruento e bellissimo dipinto di Francisco Goya ha ispirato il cantautore molfettese per un brano in cui viene raccontata la dark-side dei figli delle celebrità, degli artisti in particolare.

Spesso i figli d'arte vengono invidiati e odiati, proprio perché hanno il privilegio di vivere e di lavorare sotto raccomandazione.
Quindi una vita agevolata sin dalla nascita, grazie ad un cognome.

Molto spesso però i figli d'arte vivono all'ombra del padre che si è eretto come artista assoluto.

Il quale passa il resto della sua vita soltanto a dare un significato al suo lavoro votato all'arte, trascurando il figlioletto senza un perché.

Anzi, al figlio viene chiesto di mollarlo e di rimanere là solo, l'assolo!

(E qui un gioco di parole di tutto rispetto che serve sul piatto d'argento ad Alfredo Ferrero un assolo tutto da eseguire!
Magistrale.)

L'inizio del brano con la chitarra distorta fa molto Rage Against the Machine...


Comunque Dada



"Qualcuno mi accusa, sei una sanguisuga
rispondo: fallo pure tu, vieni avanti suca!!
Ho voglia di irritarti, morso di zanzara
e te lo manifesto Dada, tipo Tristan Zara
Sono la negazione, sono irrazionali,
amo l'arte detesto l'orgoglio nazionale,
Rompo gli schemi
tu rompiti tibia e perone!
Perché non vieni insieme a me, al Cabaret Voltaire?"


Qui veste con mestiere i panni del dadaista: con una scrittura sintetica, incisiva e provocatoria riassume il movimento artistico del Dadaismo, nato tra il 1916 e il 1920.
Con lo scopo di deridere la guerra e i canoni classici dell'arte, e di collocare molte opere artistiche le giuste funzionalità secondo loro di varie opere d'arte.
Il ready-made ne è un fortissimo esempio.

Musicalmente il brano si presenta con una base insolita, con un campionamenti e passaggi acustici che sembrino seguire una traccia dadaista...
Personalmente tra i preferiti del disco.




Giotto Beat



"Siamo lenti, serve un photokit
siamo scaricabarile, senza prospettive
Donkey Kong 8-bit"
servono accordi, chiamate Vladimir Horowitz
prima che un pelato con il fez, faccia il nuovo blitz"

In nome di Giotto si invoca una prospettiva: un punto di vista che possa mirare lontano per uscire fuori da un momento non proprio roseo.
Negli anni '60 caratterizzati dallo Ye-Ye, dalla 500 e da Il ballo del mattone.
Una fantastica lettura del boom economico e di un possibile (si spera) boom economico, sociale e culturale.
Perché dopo il buio ci sarà sempre il Rinascimento.




Cover



Il primo video caricato sul canale Youtube di Caparezza.
Il video che ha generato un hype smodato.
L'annuncio del suo ritorno con il sesto album...

La canzone è una parabola sull'artista/musicista che cresce; segue un percorso specifico con le sue formazioni e gusti e la fama che lo fa ergere come un grande.
Fino a quando comincia a decadere, spegnendosi a poco a poco.
Però il cammino di artista gli ha permesso di tracciare una linea e di creare un esempio per gli aspiranti musicisti.

Un testo grandiosamente arguto che cita numerosi artwork di album che hanno fatto la storia della musica, quali: Nevermind (Nirvana), Hot Rats (Frank Zappa), In the court of the Crimson King (King Crimson), Sgt. Peppers (The Beatles) e via discorrendo.



China Town



La ballad di Caparezza.
Chi l'avrebbe mai detto?
Si, una sentita dichiarazione d'amore alla china, all'inchiostro che grazie al quale ha dato vita al suo pensiero; al suo immaginario e al suo essere innanzitutto.

Si fa avanti come portavoce degli scrittori.
Di coloro che per professione giocano e utilizzano parole per trasmettere tutta la loro arte e poetica.

Dall'inizio che attacca con una tastiera magica e struggente e sul finale che gli archi finiscono di struggere l'ascoltatore, ci si lascia ammaliare dalla potenza delle parole e dell'amore che Caparezza nutre per queste.

Emozionante perché per un aspirante scrittore è ossigeno puro.
Un brano salvifico, per l'immaginazione salvifica.

Canzone a metà



Quante opere avremmo giovato se non fosse per il fatto che siano incompiute?
Quanti capolavori avremmo goduto?

La vita dell'artista non è delle più semplici.
Tra le controversie vi è quella delle opere lasciate a metà, per la dipartita dell'artista, per la mancanza di ispirazione...

Quando meno se lo aspetti può lasciare un'opera lavorata a metà.

La paura di perdere l'estro, l'ispirazione che non arriva portano spesso all'abbandono dell'opera a cui si stava lavorando.

E nel testo vi sono citati diverse opere letterarie e non solo famose proprio per essere incomplete.

Musicalmente regge fortissimo per una base che tra tastiere e basso ci si lascia prendere tanto.

Come nella successiva...


Teste di Modì



Questo brano racconta la vicenda legata al ritrovamento nel 1984 delle tre "teste" di Modì, realizzate (con il Black & Decker) e gettate da tre ragazzi livornesi; per essere poi ritrovate in uno dei Fossi Medicei e venerate dalla stampa dai critici d'arte senza sosta.

Illusi da quei falsi Caparezza inneggia al gesto dei tre ragazzi dicendo che vorrebbe sbeffeggiare e illudere con leggerezza la certezza di chi è certo di sapere.
Di chi ostenta il sapere.
Proprio come quei critici derisi dalle tre teste.

Poco prima del ritornello possiamo giovare di un assolo di tastiera che vale già tutta la canzone.
Perché in tutto il brano la tastiera la fa da padrona.


Argenti Vive




Al primo ascolto sono stato travolto da questo dissing medioevale che inquieta tantissimo.
E ancora oggi provo gli stessi effetti.

Caparezza veste i panni del dannato Filippo Argenti per vendicarsi di Dante Alighieri che lo aveva condannato nel girone infernale dei dannati per l'appunto.

Il poeta fiorentino si era scatenato nel canto VIII poiché schiaffeggiato precedentemente dallo stesso nobile protagonista di questo brano.

Qui la scrittura di Caparezza è evocativa ai massimi livelli, da far rizzare i peli sulla nuca: la metrica di questo dissing lanciato da Argenti è costruita perfettamente; segue una base hardcore con la chitarra di Ferrero che terrorizza e offre spettacolo per la sua tecnica , con la tastiera che edifica una atmosfera cupa e infernale rendendo il tutto più terrificante.


Un monito di un prepotente per dire che nel futuro le giovani menti saranno come l'Argenti e l'arte porterà il suo nome.

Da qui (se non già dalla canzone precedente) il disco continuerà a viaggiare su un binario bellissimo.
Lasciamo il binario dell'arte (in parte) per viaggiare su quello della violenza.


Compro Horror




Tuono Pettinato di recente ha fatto uscire nelle fumetterie e nelle librerie Corpicino: ironico e feroce spaccato sui mass media che come degli avvoltoi cercano la notizia macabra facile, da rivendere senza etica alcuna.
Un colpo messo a segno.


La stessa tematica la affronta Caparezza in questo brano, la cui base sembra sia uscita da un disco d'annata di Eminem.
Altra scrittura feroce e metricalmente impareggiabile, se la prende con un capitano di una certa nave e con diversi mezzi di comunicazione.
Altro colpo messo a segno.



Kitaro



Da intenditore di cartoni animati quale è omaggia con una critica all'uomo isola (circondato solo dai social e dalla tecnologia) l'anime Ge ge ge no Kitaro.
In Italia conosciuto come Kitaro dei cimiteri.
L'opera pittorica che ha ispirato il molfettese è una illustrazione intitolata Hiratsuka di Shigeru Mizuki, autore dell'anime succitato.


Troppo Politico




"Caprezza non mi piace perché è troppo politico....
...troppo politico....
....troppo politico...."

Il molfettese è ancora oggi al centro delle critiche, accusato anche di essere un cantante che tratta solamente argomenti di natura politica.

(Anche se fosse, che male ci sarebbe? Che critica è?!)

Risponde con questo brano ricco di termini politici, zittendoli e stordendoli QUESTA volta con dei vocaboli poco comprensibili per chi non mastica il mondo della politica.

Un divertentissimo trip musicale dove Caparezza si destreggia e serve con intelligenza una risposta.

Ammutoliti.



Sfogati



Brano ispirato da una frase di Vasco Rossi e da un dipinto di Antonio Ligabue...
...e non venitemi a dire che sia una coincidenza, l'arguzia sta anche nell'accostare dei sottili riferimenti.

Quanti litigi e/o discussioni sono nati per via di un acceso dibattito musicale e non solo?
Troppi.
Molte volte però con poche argomentazioni valide per giustificare la loro presa di posizione.

Al centro del ciclone delle lamentele e delle critiche sterili Caparezza si prepara e invita tutti per sfogarsi con lui.
In modo da prendersi in faccia tutte le critiche possibili, per ascoltare e per farli sfogare per benino.

Sembra sia stata scritta subito dopo l'ultima assegnazione del Premio Oscar per Il Miglior Film Straniero.


Fai da Tela



"Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete sapere nulla voi, ma nulla neppure io stesso."


«Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
«Niente,» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.»
Mia moglie sorrise e disse:
«Credevo ti guardassi da che parte ti pende.»
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
«Mi pende? A me? Il naso?»
E mia moglie, placidamente:
«Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.»
Avevo ventotto anni e sempre ho allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che in altre parole sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.

( Da Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello )

La canzone più concettuale e climatica del disco.

Riprende una tematica che rabbrividisce per come è stata sviluppata, sviscerata e veicolata.


Inveiamo con il genere umano, con il nostro vicino di banco, a lavoro e in qualsivoglia luogo e potremmo andare a vanti per ore.
Però ad essere oggetti di giudizio delle altre persone siamo (anche) noi.

Vulnerabili dalla critica o meno, che ci piaccia o no, l'uomo rappresenta una tela dove viene dipinto da varie persone; le quali ci rappresentano come meglio credono, come percepiscono la nostra persona.
Che corrisponda alla nostra idea di noi stessi o meno.
Ognuno di noi costituisce un perfetto bersaglio.
In quello che siamo e in quello che facciamo.

In un crescendo emozionante Caparezza elabora una toccante disamina pirandelliana sulla ricerca e sulla percezione della nostra identità.
Qui accompagnato dalla seconda e fida voce Diego Perrone.

Un testo ricchissimo di simbologie, giochi di parole pregni di una poeticità che ripescano grandi nomi della Storia dell'Arte tra Dalì, Goya e Frida Khalo; artista che ha ispirato il cantautore molfettese per questo brano con il suo The Little Deer.


Una traccia cara a Michele stesso, a tal punto che la considera come la sua preferita del disco.


E' Tardi




A seguire la suggestiva più che mai Fai da Tela Caparezza si fa carico di un altro tema importantissimo in compagnia di Michael Franti.

L'inesorabilità del tempo che scorre.

Nonostante l'inarrestabilità Caparezza suggerisce di continuare le nostre passioni, i nostri progetti anche in età adulta, tracciando la nostra vita seppur in ritardo.

Un'altra disanima dalle sonorità funky/hip-hop tipiche dell'avanguardia che ha portato avanti lo stesso Michael Franti sin dagli esordi.

Dopo il duetto con Tony Hadley nell'album precedente sforna un duetto di tutto rispetto per la sua bellezza e per la tematica.

Il video per questo secondo singolo realizzato da Gianluca Calu Montesano è un piccolo capolavoro: continui rimandi al testo e ironico perché segue una via tutta particolare.

Con Canzone all'uscita il gallerista e autore del disco intrattiene i visitatori che hanno appena girato le sale del Museica.

L'audioguida delle visioni.
Un elogio all'immaginazione salvifica.

Come si mette piede fuori dalla struttura museale se ne esce con tantissimo materiale e con tanto altro ancora su cui approfondire e riflettere.

Con queste parole Caparezza espone la sua corrente personale nonché un ringraziamento a chi ha avuto la pazienza e la bramosia di essere erudito:

"Capaism, questa è la personale
espongo per suonare
e tu ci sei, meno male
davanti al dipinto con la cuffia,
listen groove
la mostra è fricchettona e buffa
Peace and Louvre

Museica"

Ai padiglioni auricolari del sottoscritto risulta d'essere un album concettuale, le cui ambizioni hanno raggiunto subito l'obiettivo: erudire, appassionare, emozionare e stupire con degli arrangiamenti meravigliosi. I migliori mai realizzati per un suo disco.
La band di sempre è cresciuta e ne abbiamo avuto la prova.
Dalle sonorità per niente commerciali. Il disco anti-commerciale in assoluto. Non che gli altri lo siano ma questo disco dev'essere metabolizzato con vari ascolti.
Non due-tre.

Ai miei bulbi oculari risulta come uno tra i musei più belli e istruttivi che abbia mai girato.

Perché Caparezza non è solo in Verità Supposte e Habemus Capa per quanto belli e significativi siano.
E per quanto li adori.

Perché nel suo nuovo lavoro ha servito un prodotto elaborato mai come prima di allora, tramite appunto diverse opere pittoriche e nel concept in sé.

Che ci piaccia o meno questo lavoro lo si ritiene il migliore della sua discografia, per completezza: testi e musiche si fondono per convivere felicemente, con la promessa di non invecchiare male. Mai.

Che vi sentiate "traditi" o meno dal suo museo.
E non lo si dice per "euforia del momento" come alcuni sostengono.

La tempera è asciutta da un pezzo. Non la si toglierà mai.


L'ultimo commento lo dedico all'artwork capolavoro dell'artista pop surrealista italiano Domenico Dell'Osso.

Guidato dalle indicazioni di Michele medesimo ha realizzato una copertina che richiama esplicitamente la minuzia e la lavorazione delle cover degli album progressive rock.

Al centro si può ammirare alla folta chioma che altri non è di Caparezza.

Intorno a lui animali coloratissimi e omini (figure tipiche dell'arte di Dell'Osso) osservano/contemplano la natura e la chioma stessa postata al centro della scena.

Un acrilico su tela tutto da ammirare.
E da considerare come uno dei lavori pittorici più belli al servizio della musica italiana e internazionale.

Grazie a Michele, Alfredo, Giovanni, Gaetano, Diego, Rino e Domenico

Ci vediamo il 20 agosto ad Orvieto.


"Museica è il mio museo, la mia musica, il mio album numero sei. E' stato registrato a Molfetta e mixato a Los Angeles (dal pluri-blasonato Chris Lord Alge) ed essendone sia l'autore che il produttore artistico, lo considero come un nuovo 'primo' disco. E' un album ispirato al mondo dell'arte, l'audioguida delle mie visioni messe in mostra. 
Ogni brano di Museica prende spunto da un'opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto.
Non esiste dunque una traccia che possa rappresentare l'intero disco perché non esiste un quadro che possa rappresentare l'intera galleria.
In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato.
Che sia anche il mio destino?"




8 commenti:

  1. Fantastica guida per un altrettanto meraviglioso album!

    Museica è diventato fin da subito uno dei miei album preferiti di Capa, soprattutto perché il signor Salvemini è riuscito a rinnovarsi nuovamente.

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    1. Grazie!
      Una fatica e una bellissima impresa è stata per me parlare di questo disco.
      Secondo me, il migliore.
      Concettualmente e per arrangiamenti come già sostenuto.
      Innovazione è la parola esatta.

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  2. Fantastica recensione per un fantastico album!

    Questa volta Caparezza si è davvero superato, non ce n'è una di canzone che non sia degna di essere ascoltata e riascoltata millemila volte (?)
    Se la combatte con "Le dimensioni del mio caos" per il primo posto tra i miei album di Capa preferiti!

    P.S: ti odio abbestia per la foto con Capa, io posso solo vantarmi di avere un suo biglietto autografato ad un concerto qui a Milano.

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    1. Thanks Robb!
      Per me il migliore.
      Ha degli arrangiamenti curatissimi. La band qui ha dato la prova migliore.

      p.s. foto e non solo!
      Dischi autografati e video dedica. Ehhhh!

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  3. Che dire. Sai già quanto io ami questo album, e devo dire che ho trovato interessante leggere questa recensione, ho scoperto molti interessanti dettagli che non conoscevo. Hai minuziosamente analizzato traccia per traccia e hai colto in molte cose degli interessantissimi spunti di riflessione. Ho particolarmente apprezzato la recensione di "Fai da tela", che devo dire non l'avevo ancora amato totalmente come brano. Invece mi è venuta voglia di riascoltarlo e.. Niente, amo anche quello! =D

    Credo che seguirò più spesso questo blog. Interessante.

    YO!

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    1. Contentissimo ti sia piaciuta!
      Amo come te questo disco, non s'è capito vero? :P

      "Fai da tela" è un manifesto.

      Felicissimo di avere una nuova lettrice allora! :D

      YEAH!

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  4. Complimenti per l'articolo! Scusami però se faccio il precisino della fungia (cit.) ma ho notato che in "Canzone all'Entrata" hai scritto "coSa" invece di "coDa"

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    1. Grazie per aver apprezzato l'articolo!
      L'errore di battitura può sempre scappare. :P Grazie per la segnalazione.

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