mercoledì 8 gennaio 2014

Il Nao di Brown (di Glyn Dillon) - Recensione Bao Publishing





Nao Brown è una designer di toys, svolge quindi una professione che le permette di esprimere fantasia a 360° senza limitazione alcuna.
Colori e forme fantasiose prendono vita per mano dell’istrionica ragazza per metà inglese e per metà giapponese (hafu – half).
Fantasie che molto spesso vengono sostituite dai continui attacchi d’ansia e dai numerosi cattivi pensieri.



Come vorrei mettere a tacere il mio vicino di casa. Non la finisce più di rompere.
....7 su 10.”

Da poco ha accettato di lavorare per il negozio di toys Peoploids di Steve Meek: musicista nel tempo libero ma in cerca di una donna per colmare un vuoto che di tanto in tanto lo tormenta.

La passione per i toys e per i fumetti di Ichi aiutano non poco la hafu a lavorare con entusiasmo come commessa al negozio del suo amico di vecchia data.

Tra una seduta buddhista e un’altra Nao si fa prendere dai succitati attacchi da OCD (Obsessive-Compulsive Disorder): dove nella sua mente riversa la violenza più sfrenata come impiega la sua creativià nell’art design dei toys. Per placare queste momenti ricorre ad un mantra che ripete sempre in queste circostanze...

"Sono buona, mamma sa che sono buona... sono buona, mamma sa che sono buona..."

Un bel giorno però alla cassa arriva Gregory. Un tecnico che ripara lavatrici.
Nao sulle prime non riesce ad esprimere cosa prova in quel momento.
Da qui un sentimento condizionato vicino all’amore: nato per la forte somiglianza di Gregory con un personaggio fittizio di nome Il Nulla. Di questi possiede tutti i gadget possibili.

La ragazza non ci pensa due volte e cercherà di avvicinarsi il barbuto Gregory a casa sua, con un espediente più che singolare.

Ma sorgono sempre più frequentemente e burrascose i violenti trip mentali dovuti alla sindrome e alla insicurezza dello stare quotidiano di Nao.
Gregory l’affronterà a viso aperto per il resto della storia.
Con quale esito emergeranno le debolezze di Nao?



"Cheesecake": moon landing con i tre caballeros!


Glyn Dillon ha voluto fortemente rappresentare nel suo romanzo grafico il disagio di chi è affetto dalla Sindrome di OCD.
Rappresentato splendidamente.
Gli acquerelli di Dillon tratteggiano con una grazia divina volti, scenari e le fantasie omicide di Nao.
Alla disturbante quotidianità della bellissima e fragile Nao si alterna una storia parallela che viaggia su un binario fantastico: la storia di Pictor, il ragazzo metà umano e metà albero.
Questo passaggio parallelo potrebbe essere accostato a I racconti del Vascello nero inseriti in Watchmen; poiché sia il meta-fumetto di Moore e Gibbons e sia la storia di Pictor sono delle metafore della storia principale.

Il mondo di Pictor viene concepito a mò di favola: Dillon estrapola e cita la cultura pop giapponese (manga in primis) che si mischiano con le meravigliose architetture di Moebius. Nato dalla ottile matita e benedetta da uno sofisticato ed elegante digital art.
Uno storytelling impareggiabile.

Myazaki e Moebius ringraziano.



La Bao Publishing ha confezionato al meglio questo gioiello grafico, in un cartonato fedelmente riprodotto dalla casa editrice inglese SelfMadeHero con gli angoli rossi e un debossing eleganti.

Solamente per aver portato in Italia un titolo di questo risma più di un riconoscimento gli vale assolutamente.
Ci saranno dei motivi se l'ho inserito sul podio della classifica dell'anno appena passato? 

2 commenti:

  1. Prima volevo comprarlo, ora ne sono più che convinta. Non vedo l'ora di leggerlo, ocd, ragazza giapponese e mezza inglese e storiella disturbante. Ottimo.

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    1. Ottimo!
      Poi attendo la tua in merito all'OCD e su questo libro :)
      Buona lettura!

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