martedì 22 ottobre 2013

Dylan Dog 325 "Una Nuova Vita" - su Roma da Leggere

"Dal 29 settembre 2013 è in tutte le edicole quello che rappresenta il primo step della “Fase Uno” per tornare agli albori della testata dylaniata: Una nuova vita, l’albo numero 325 firmato da Carlo Ambrosini. Un ritorno del maestro milanese dopo ben diciotto anni sulla testata regolare."

Un estratto della recensione che troverete QUI



Neanche faccio in tempo a pubblicare l'ultima recensione su Il moschettiere di ferro che ne arriva un'altra!
Sulla testata Roma da Leggere ho parlato del nuovo corso editoriale gestito dal nuovo curatore Roberto Recchioni e compagnia.
A sancire la "nuova vita" ci ha pensato il maestro Carlo Ambrosini con il numero 325, intitolato appunto Una nuova vita.
Ah, tra una settimana uscirà il nuovo numero scritto da Bruno Enna e disegnato dal grande Pietro dall'Agnol.
Non mi resta che fare gli auguri a tutto lo staff per riportare Dylan in auge e in forma più che mai!


lunedì 21 ottobre 2013

Un anno di (LE) STORIE: Il moschettiere di ferro (Giovanni Gualdoni - Giorgio Pontrelli) + NOVITA'

Una premessa soltanto.
Lo vedete quel contatore a destra poco più in basso che segna un numero a cinque cifre?
Si, ed è grazie alle vostre visite e ai miei follower che il blog è cresciuto.
Un blog nato un po’ per gioco ma con la promessa terapeutica di scrivere tanto.
Mi sento un po’ come Peter Parker, responsabile ma privo di sensi di ragno e super poteri di vario tipo.
Per non parlare della pagina Facebook dove vi ammonta un numero di appassionati come me e come voi.
Per cui ho pensato di stendere una griglia personalissima di valutazione, col fine di rendere particolari le due-tre recensioni che andrò a pubblicare da questa in poi.

Salamoia del giudice Norton: inavvicinabile

Ciccio Bastardo: orribile, sull’orlo del disastro

Ralph Winchester: di discreta/buona compagnia ma da rivedere parecchie cose

L’alluce di Beatrix Kiddo: bastava uno sforzo in più

Lupin III: bel colpo!

Signori, avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione: ad un passo dalla assuefazione

Boogie Wonderland: ci si diverte sul serio... e non solo

Cheesecake: moon landing con i tre caballeros!

Sogno progressive rock: gioia del mero esistere. Altalena artistica tra perfezione ed emozione.





Francia 1642
Il potere del cardinale Richelieu si è esteso su tutto il regno francese dopo aver messo fuori gioco il monarca Re Luigi XIII e aver sciolto l’Ordine dei Moschettieri.
Sua Eminenza sta affrontando una battaglia a Calais per ottenere il potere su tutta l’Europa.
Mentre Luigi II nonché Duca d’Enghien si reca dai nobili dove gli è stato messo a conoscenza della ascesa al trono di Richelieu. Ma un misterioso moschettiere  la cui identità si cela dietro una maschera di ferro, ha irrotto nell’edificio per compiere una strage: risparmiando il solo Enghien.
Il cardinale può avvalersi dei migliori collaboratori tra meccanici e ingegneri per impegarli nel folle e colossale piano.
Il giovane mosso da una sete di vendetta cercherà di ostacolari i diabolici piani orditi dal cardinale quando sulla via incontrerà vecchie conoscenze ai lettori di Dumas e una conoscenza affrontata a inizio storia dal giovane stesso.





Signori, avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione: ad un passo dalla assuefazione



Mi sono ricreduto su questa storia apocrifa dei moschettieri di Dumas scritta da Giovanni Gualdoni. 
L’autore (dopo lo speciale DD 27 La bomba) imbastisce una trama solidissima: il periodo è a cavallo tra i romanzi I tre moschettieri e Vent’anni dopo.
La scelta registica delle inquadrature non lascia indifferenti i lettori come i colpi di scena; il tutto accompagnato dalla matita del bravissimo Giorgio Pontrelli (conosciuto in occasione del Romics, ne ho parlato qui). Il giovane artista pugliese incornicia personaggi, sfondi paesaggistici e architetture varie veramente notevoli. Trovandosi dunque a suo agio nello storytelling dell’ex curatore di Dylan Dog.
Gualdoni e Pontrelli spingono così a tavoletta per festeggiare il primo ciclo di storie.
E pensare che degli albi da lui disegnati li avevo letti, del bel fumetto per ragazzi come Monster allergy.
Ancora una volta il maestro Di Gennaro ha dipinto una copertina splendida. Che altro dire?
Insomma, questo numero non sfigura affatto vicino agli albi recenti.
Mi sembra ieri che ero sceso dall’autobus che mi aveva prelevato dalla stazione di Monte San Biagio (di ritorno da Roma) e mi ero diretto in edicola per prendere la prima storia, Il boia di Parigi.

Brividi.

Vi ricordo intanto che fino al 5 NOVEMBRE è aperto il sondaggio per votare una delle prime dodici storie.

lunedì 14 ottobre 2013

Brendon N.92 "Il terzo peccato mortale" - Claudio Chiaverotti (testi) - Lola Airaghi (disegni)

"E' una storia d'amore disperata, darkissima e tragica ma a suo modo dolce...
...se doveste leggere un solo Brendon in vita vostra, leggete questo. Se non vi piace, vi autorizzo a insultarmi con moderazione."


Claudio Chiaverotti


Sottoscrivo su quanto ha dichiarato l'autore.
Per me è stato il primo albo.
Questo è l'albo giusto anche per gli haters della serie.

Nell’ultimo numero di Brendon, “Il terzo peccato mortale” il lettore compierà un viaggio negli angoli più remoti delle tenebre.

Dall’altra parte sulle rive di un fiume, vi è un imbarcazione sulla quale vive la fascinosa quanto misteriosa Zandalee.
Una ragazza che si concede molto spesso a chi di passaggio è munito di denaro; dopo aver passato una notte in compagnia con il fortunato di turno, Zandalee vuole che dei suoi capricci vengano soddisfatti sebbene siano impossibili da realizzare.

Il capitano di ventura Brendon D’Arkness decide di alloggiare presso la locanda della “robusta” Melody.
Però per pagare la locandiera Brendon si ritroverà affaccendato in alcuni piccoli casi da risolvere: tra cui quello di far luce per conto di una signora anziana, sulla sua caldaia che emette una misteriosa luce abbagliante.
Dietro la locanda si nasconde una sinistra serie di eventi legati alle scomparse degli alloggiatori.
Il tutto condurrà Brendon alla verità dei fatti dopo essersi affaccendato nei piccoli casi.
Si misurerà con l’amore e l’incubo incarnati dalla pericolosa Zandalee.

Lungi dall’essere una semplice lettura, anzi.
Dalla ottima vetrina di Massimo Rotundo si pregusta già la fattura di questo albo.
Chiaverotti ha firmato dei testi intrisi di mistero e di romanticismo nelle ultime pagine, realizzando ad hoc personaggi e scenari consoni per la giusta atmosfera. Architettando il tutto con una sapiente maestria. Invita così il lettore a leggere il messaggio lasciatoci dal suo figliolo Brendon: bisogna guardarsi non solo davanti allo specchio ma anche dentro la propria anima.
Le ultime venti pagine valgono già il prezzo del biglietto.
L’autore ha giocato molto con molteplici rimandi alla cultura cinematografica, basti guardare un personaggio in particolare.
Per il resto ha pensato la matita della stupefacente Lola Airaghi, alle prese con il mondo di Brendon e comprimari per costruire delle tavole da ammirare e trarne gran beneficio.
Una gioia, davvero. Se non altro una tra le letture più interessanti affrontate quest'anno dal sottoscritto.
Avete tempo per recuperarlo in edicola fino a giovedì. 



sabato 12 ottobre 2013

29 settembre 2013 - Breaking Bad 5x16 "Felina" - di Vince Gilligan (Spoiler)

NB: contiene pochi elementi spoiler. Per chi volesse avvicinarsi (e subito) alla serie, li inviterei a non leggere questo articolo. Magari salvatelo tra i preferiti e/o fatelo girare tra i vostri amici che hanno seguito la serie.

FELINA



written and directed by Vince Gilligan



I am. I can't speak for this Heisenberg that people refer to, but whatever... whatever he became, the sweet, kind, brilliant man that we once knew, long ago, he's gone.

Nel finale da brividi della puntata precedente Granite state, si poteva già prevedere ciò che sarebbe stata la linea di pensiero di Walter White e del perché abbia affrontato il tortuoso percorso di Heisenberg.
Perché ergere un impero della metanfetamina? Lo ha fatto per tirare su fior di milioni destinati a sua moglie Skyler e ai ragazzi?
La risposta si cela dietro l’ego del (fu) professore di chimica del liceo di Albuquerque.


I did it for me

Proprio così. Si è lasciato dietro una scia di sangue e non so quant’altro ancora di rischioso per nutrire il suo ego.
Il punto di rottura, appunto il breaking bad, è dovuto per la vita noiosa che conduceva da professore e per il tumore ai polmoni in seguito diagnosticatogli.
Da lì una metamorfosi. Conservando tuttavia (vedi la scena con Skyler e la piccina Holly) un briciolo d’animo dello stimato e gentile Walt.

Technically, chemistry is the study of matter. But I prefer to see it as the study of change. Just think about this. Electrons. They change their energy levels. Molecules. Molecules change their bonds. Elements. They combine and change into compounds. Well, that's all of life, right? It's the constant, it's the cycle. It's solution, dissolution. Just over and over and over. It is growth, then decay, then transformation. It is fascinating, really.

Jesse mentre cucina incatenato per i nazisti, sogna la libertà.
In una scena stile Mulino Bianco. Che sia lui a rimpiazzare Banderas?
Lontano dalla meth. Lontano dalle pallottole. Lontano dagli svitati. Lontano da “uncle Jack” e suo nipote Todd: faccia d’angelo ma cuor di stronzo dentro. Lontano da Walter White/Heisenberg.
Lontano da tutto e da tutti.



Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari, diceva Cechov.
In questa serie molte volte è stata applicata questa regola. Come era giusto che fosse in base agli eventi.
In molte altre però, no, sempre come era giusto che fosse. Ovviamente rimischiando sapientemente le carte da Vince e sceneggiatori.
Mica è sempre detto che debbano schiattare tutti.
Questa digressione nata da una citazione di Cechov, per parlarvi del finale.



Mio dio.
Un finale semplice e funzionale ma la messa in scena di quanto è accaduto prima è spettacolare. Niente di più giusto per concludere l’epopea gangster di Vince Gillian nel migliore dei modi.
In una serie che si rispetti deve esserci un finale consono quanto dignitoso, senza fronzoli.
La ricina? Bè, domandatelo a Ly... troppo tardi.
E mio dio che canzone!



Parlando della serie, è tra i prodotti che avrei voluto scrivere, tra le cose che mi ha di più esaltato negli ultimi anni.

Tra le creazioni più cristalline a livello registico e di scrittura più emozionanti che dei bulbi oculari abbiano mai assistito.
A fine anno nella rubrica Ju Caffè d'Or(z)o dove vedrete premiati libri, fumetti e quant'altro ancora, vi parlerò in maniera  più approfondita della serie.

Rimanete sintonizzati su questi schermi e grazie per la lettura.


p.s. Un tributo da pianto ininterrotto. Montato divinamente. Enoy it.

venerdì 4 ottobre 2013

La Pazienza del Destino - Paola Barbato (testi) e Giovanni Freghieri (disegni) - SONDAGGIO LE STORIE


"Una volta ero uno stimato membro della società."

"E poi cos'è successo?"

"Beh, io e la società abbiamo cominciato ad avere punti di vista molto diversi.
Non giudicare le cose che non conosci. 
Non sempre sono come appaiono. A volte sono anche peggio.



L’icona dell’industria cinematografica Barry Melville è richiesto da tutti i registi. Nessuna pellicola avrà alcun valore senza la presenza di un attore come Barry.
L’attore in questione sta preparando con il regista Kerr l’ultimo film tanto atteso dalla critica e dal pubblico.
Ad affiancare l’affascinante attore nel prossimo film vi è l’altresì fascinosa Carlyle Rosie, una simil Marylin Monroe dagli atteggiamenti capricciosi quanto smaniosi.
Melville commetterà basta per macchiarsi la stimata carriera d’attore con una lite violenta oppure con una dichiarazione infelice di fronte alla stampa.
Assisterà al declino di Melville, “l’induttore” Douglas Monroe: detective ingaggiato dallo stesso attore per seguire da vicino chi vuole stroncargli il sogno hollywoodiano.
In un gioco di luci e ombre orchestrato perfettamente nell’ombra Melville dovrà guardarsi intorno per non cadere nella trappola tesagli.
Con La pazienza del destino si chiude il primo ciclo di storie della collana ideata da Mauro Marcheselli: grazie alla sua creazione abbiamo avuto la possibilità di leggere molte punte d’eccellenza e molte altre storie bellissime firmate dagli artisti di punta della Sergio Bonelli Editore.
Nell’ultima storia Paola Barbato ha tessuto una storia fitta di trame e di stratagemmi impensabili, sempre in crescendo ponendo interrogativi e ostacoli alla star del cinema Melville. Regalando al lettore suspanse e una scrittura dell’hard boiled stupefacente.
Per il comparto grafico Giovanni Freghieri con la sua matita conferisce grazia e maestria allo stato puro, all’aria dell’America fumosa degli anni 70’.
Con le due storie scritte da Bilotta per questa collana, l’ultimo numero del duo Barbato-Freghieri rientra nella mia Top 3 de Le Storie.
A voi lancio il sondaggio: quale dei dodici numeri vi ha incatenato per tutte le pagine dell’albo e vi ha fatto strofinare gli occhi per la qualità?

Sondaggio aperto fino al 5 novembre.
La mia risposta la saprete a fine sondaggio.

1 - Il boia di Parigi (Barbato - Casertano)
2 - La redenzione del samurai (Recchioni - Accardi)
3 - La rivolta dei Sepoy (De Nardo - Brindisi)
4 - No smoking (Ruju - Ambrosini)
5 - Il lato oscuro della luna (Bilotta - Mosca)
6 - Ritorno a Berlino (De Cubellis - Morales)
7 - La pattuglia (Accatino - Casertano)
8 - Amore nero (Simeoni)
9 - Mexican Standoff (Cajelli - Cremona)
10 - Nobody (Bilotta - Vitrano)
11 - Il lungo inverno (Di Gregorio - Ripoli)