venerdì 15 novembre 2013

Solo Dio Perdona (un film di Nicolas Winding Refn, 2013) - La Caverna del Cinefilo

la Caverna del cinefilo presenta...




L’acclamato successo del bellissimo Drive ha fatto conoscere il nome di Nicolas Winding Refn al pubblico. Se ne era parlato in sordina nel nostro paese per via della scarsa distribuzione nelle sale.

Ma guarda un po’!

Ho scoperto il titolo succitato sotto consiglio di un amico; grazie alla solita chiacchierata che facevamo sul pullman che ci prelevava dalla stazione di Monte San Biagio una volta tornati da Roma.
Il mondo è bello perché esistono persone come queste. L’ho sempre detto e ve lo ribadirò a fine anno con la classifica dei dischi più belli del 2013 nella rubrica Ju Caffè d’Or(z)o.
Oggi però si parlera della pellicola successiva, ossia Solo Dio perdona. Uscito nelle nostre sale il 31 maggio del 2013.





Bill e il fratello Julian gestiscono una sala da box a Bangkok a mò di copertura per spacciare droga.
Il primo citato stupra una ragazzina e la uccide, una decisione che gli costerà carissima la vita.
Subito dopo per vendetta interviene un killer ed elimina Bill senza pietà alcuna.
Arriva con grandi propositi di vendetta Crystal: la mamma di Julian e del primogenito Bill ucciso da poco.
La madre costringe Julian a “rendere giustizia” (delle virgolette sarà spiegato tutto) la morte di Bill ma lui ritiene che la morte del fratello maggiore sia più che meritata.
Pare però che il mandante del sicario sia un poliziotto in pensione di nome Chang, noto come “l’Angelo della vendetta”.
Crystal dopo aver discusso sul rifiuto di Julian di compiere l’atto vendicativo capisce di essersi messa contro un pericolo incombente più grande di lei.
La sfida tra l’ermetico Chang e la furiosa Crystal è aperta.



Nicolas sfoggia come suo solito delle scelte registiche buone se non ottime, la macchina da presa segue la rabbia di Crystal e la violenza bruta di Chang che pervade in buona parte della pellicola.
Dove un bravo Ryan Gosling/Julian riesce a contenere tutta la rabbia esponendosi con una facciata mite.
Lo scorrere della storia risulta d’essere a tratti eccessivamente ermetico, non suscitandone quindi il piacere dello spettatore: ermetico perché il regista da libero sfogo agli ottimi passaggi registici (tra l’altro accompagnati da una fotografia suontuosa se vogliamo) privi di dialoghi.
Il distacco (in termini di partecipazione e/o pathos) dello spettatore  da alcune scene potrebbe succedere proprio per questo motivo.
La pellicola non mi ha fatto esaltare come l’opera precedente: poichè mancante dell’elemento adrenalinico di cui ne avrebbe tratto beneficio senza dubbio. Ma vuoi per la storia dalle sfumature psicologiche, vuoi per altri fattori ancora, forse è stato doveroso concepirla secondo questa ottica.
Tuttavia è un film che lascia poche pulsazioni per pathos ma con delle rese registiche funzionali, utili per delle lezioni di cinema. La colonna sonora e il sonoro fungono perfettamente da elemento trainante.

Tra i più interessanti di quest’anno.


p.s. che poi il senso della giustizia è stato completamente ribaltato dalla mammina Crystal: secondo la quale deve vendicare necessariamente la morte di uno che aveva appena violentato e ucciso una ragazzina. 

"Bè ma era pur sempre il su figliolo."

Chissenefrega. 

Trasuda antipatia ovunque. Non le avreste dato qualche ceffone sulla bocca? Io più che volentieri. Ma non sarebbe bastato.


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