sabato 1 giugno 2013

"La Grande Bellezza" (P: Sorrentino) - per "La Caverna del Cinefilo" - Speciale 1st Anniversary



Sempre per l'anniversario del blog...

"La Grande Bellezza"

“Vita e miracoli di un esteta”





La Grande Bellezza (2013)

Regia: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello


Con la pellicola tutta americana “This must be the place” ci aveva raccontato un’altra faccia del nuovo continente. Avendo a disposizione un attore del rango di Sean Penn ha voluto plasmarlo con l’idea ben precisa del suo personaggio protagonista.

Ne“La grande bellezza” ha posto dinanzi al pubblico lo specchio della nostra società.

Si vede all’inizio del film, nel giorno del sessantacinquesimo compleanno del giornalista e fu romanziere partenopeo Gep Gambardella sorridere sornione (Toni Servillo), e la fauna discotecara danza, rimorchia, pomicia, trangugia drink, cazzeggia come si fa in ogni discoteca che si rispetti.
In una cornice della vita superficiale tutti quanti si godono il loro bicchierino, danzando intorno al protagonista, re indiscusso della mondanità.






Magistrale il ralenti mentre ballano uno dei blasonati balli latino-americani e improvvisamente, Gep si gira per mettersi a nudo con il pubblico e analizzando il qualunquismo di chi frequenta appunto i locali alla moda.  Disquisendo su come a sessantacinque anni sia arrivato non ad un bivio, ma al termine di una vita, dalla quale ha avuto il meglio dalla gente, ma umanamente quasi niente. Se non una fugace storia con la sua amata negli anni della gioventù.

Nella cerchia di amici, Romano Dente (Carlo Verdone), artistoide in costante ricerca dell’opera ideale. In conflitto con la sua bella sciacquetta di turno, la quale abbandona la carriera di attrice per scrivere il suo primo romanzo. Destinato ad essere un successo.

Gep Gambardella, attorniato dalla folla radical-chic che lo idolatra, comincia a risentirne dell’eccessiva e smodata mondanità con la quale si è costruito la sua vita.
Vita però priva di quella bellezza in cui solo nelle semplici cose vi annida leggiadra sopra ogni altra cosa.
Una componente che manca anche per scrivere il romanzo successivo al celeberrimo “L’apparato umano” pubblicato quarantanni prima.

Il mondo cementificatosi del giornalista Gambardella crolla e da lì crolleranno anche le uniche certezze.
Nel cammino verso “la grande bellezza” farà la conoscenza della figlia di un suo carissimo amico, Ramona (Sabrina Ferilli): una donna  coatta che sperpera continuamente denaro per le cure.
Gep interagirà con dei personaggi ecclesiastici (non un rapporto uomo e religione come si è visto negli ultimi tempi), per porgli delle domande in merito proprio alla ricerca di un valore mai conosciuto con cui il giornalista potrà sentirsi finalmente un uomo vero.

Sorrentino dietro alla macchina da presa racconta per immagini una Roma “da bere” e inedita per le alcune location utilizzate. Le immagini relative e più efficaci della sceneggiatura per niente spaccona e retorica.
Toni Servillo, una maschera.
Ancora una volta riesce a dare una performance più grande della precedente. Unico.
Complici di un cast eccezionale Carlo Verdone e Sabrina Ferilli: calatisi nella parte perfettamente; assieme a Carlo Buccirosso.
Da collante funge un’accurata selezione della colonna sonora, struggente il brano “Ti ruberò” scritto da Lauzi, cantato da Monica Cetti.
Il regista si è cucito addosso l’abito di artista, merito del suo linguaggio narrativo e per l’estetica. Regalandoci sin dagli esordi momenti di alto cinema.
E dunque, assistiamo a questa “grande bellezza” al cinema. Per una pellicola che se li sarebbe meritati almeno due premi al Festival di Cannes.
Fate Vobis.


p.s. scritto casualmente nel giorno del compleanno del regista. Uscito dalla sala, a casa mi è saltata all'occhio la data mentre ripassavo la biografia...


2 commenti:

  1. bellissimo film. Molti lo giudicano senza trama, ma la grande bellezza rappresenta un viaggio interiore, alla ricerca di una felicità vera, data dalle cose semplici, come hai scritto; a dispetto di una felicità fasulla data da una mondanità alla lunga estenuante.
    Ottimo articolo

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    1. Grazie, apprezzo tantissimo.
      Che possa non piacere è un conto, ma la tematica come ha fatto a sfuggire a molti??
      Eppure è così palese.
      Spero che col tempo queste sviste di lettura del film (che è diverso dal gusto) non si verifichino troppo spesso.

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