giovedì 14 marzo 2013

Dylan Dog 317 & 318



Prima che vi introduca nel nuovo numero di Dylan Dog, si torna sulle tracce del numero scorso.
A mio parere...


Dylan Dog 317 – L’impostore
Storia: Alessandro Bilotta
Disegni: Nicola Mari




Trama: un famoso imitatore è indagato per una serie di omicidi per una serie di omicidi che vi ha visto coinvolgere gli ospiti del suo show.
L’Old Boy dovrà scagionare e smentire ogni voce sulla posizione del cliente.
Un albo mediamente sufficiente, ma una storia sul doppleganger e qualche alone di mistery mista ad un giallo psicologico non bastano per portare avanti una storia.
In particolar modo di Dylan Dog.
E da qualche tempo che veramente si sta manifestando un malcoltento da tenere conto.
Gran parte degli sceneggiatori non brillano, anzi, di fatti non riescono a conquistare il pubblico neanche con una storia accettabile. Attualmente i disegnatori di DD in gran parte hanno avuto un largo consenso, per citarne qualcuno: Rinaldi, Caluri e via discorrendo.
In questo albo lo stile di Nicola Mari non conferisce ai personaggi quel fascino grafico che contraddistingue Dylan fino ad oggi. Perché Dylan secondo Mari, non è Dylan Dog.
Personalmente la vedo così.
Alessandro Bilotta si destreggia più che mai con dei dialoghi accattivanti, tutt’altro che verbosi.

Voto: 6-6,5

Dylan Dog 318 – Leggende urbane
Storia: Giovanni di Gregorio
Disegni: Ugolino Cossu




 

Giovanni di Gregorio ha costruito le fondamenta di questa storia grazie alle ennesime citazioni sulle leggende metropolitane: tra coccodrilli albini, il cugino che dopo l’incidente non solo si ritrova con il casco rotto, ma anche con la testa spaccata in due! E via dicendo.
Dylan Dog non ne uscirà facilmente vivo da questa catena di eventi soprannaturali.
Le tavole asusmono quel giusto fascino dei numeri splatter grazie alla matita di Ugolino Cossu.
Giovanni di Gregorio si diverte a citare non oslo le leggende più chiacchierate di sempre, ma a inizio albo ha inserito una palese quanto simpatico riferimento agli Elii.
Come del resto segue una loro vecchia canzone che parla proprio delle leggende urbane.
In sostanza: gli autori hanno creato questo albo come un grande esercizio di stile.
Considerevole.

Voto: 7

p.s. le tavole di Rinaldi del prossimo albo... promettono tanta roba!

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