venerdì 9 novembre 2012

Alice sotto terra - Stefano Bessoni (By Nemo)


Vi state apprestando a leggere la recensione di un giovane autore che segue con grande passione il mondo dei manga e da poco si sta interessando anche ad altri generi (da tempo segue la saga di Skydoll apprezzata in patria e in Francia).
Cerco dunque di accoglierlo il miglior modo possibile, perché a prescindere dal prodotto proposto la fluidità nello scrivere avvince.
Non spaventatevi per la lunghezza dello scritto, spero vivamente che attiri l'attenzione di chi voglia avvicinarsi a questo albo e di chi voglia soltanto leggiucchiare una buona recensione.
Quindi...

Nemo presenta...


ALICE SOTTO TERRA
di Stefano Bessoni






Spesso gli incubi più atroci si annidano nelle profondità della terra, nell’umido e malsano terriccio, in cui si intrecciano disperdendosi come radici di una pianta rafferma gli umori della decomposizione della carne e il crepitio incessante di funeree ossa. Ed è proprio questo mefitico terreno a partorire le creature che si crogiolano nei suoi uterini recessi, rifuggendo la luce del sole, scavando fosse sempre più profonde, per attrarre nel loro distorto e squilibrato abisso qualsivoglia incauta e sventurata preda, la cui mano tesa al dolce e subdolo richiamo di quei deformi figli del sottosuolo è stata brutalmente afferrata dalla loro scheletrica stretta.

Il prolifico terreno non è che, in verità, una metafora della mente dell’uomo, spaventoso tritacarne di sogni, dei quali maciulla ogni più infinitesimale fibra per rigettare una tanto meravigliosa quanto terrificante brodaglia di lucidi incubi, i quali nutriranno il venturo fiorente seme della follia, che a sua volta ne produrrà altri ancora.
Non a caso, quindi, campeggia sulla copertina di ALICE SOTTO TERRA, l’agghiacciante ghigno allucinato di una rinsecchita Lepre Marzolina, la quale invita il lettore ad intraprendere un viaggio nella follia stessa e ad addentrarsi nei remoti anfratti di un oscuro tunnel sotterraneo, tenuto per mano da una gracile e anemica bambina, che altri non è che Alice stessa…
Un’Alice, però, molto diversa dalla vitale e vispa bambina alla quale il celeberrimo illustratore coevo Tenniel aveva abituato i lettori dell’ancor più nota storia che la vede vagare estasiata in un variopinto Paese delle Meraviglie.



L’Alice presentataci da Bessoni, stavolta, è sgraziata, dall'aspetto molto più simile a quello di una minuta vecchina, del tutto lontano dalla bambina che dovrebbe essere, se non fosse per l’unica peculiare caratteristica che può ancora darle qualche parvenza di umanità e relegarla, seppur vagamente, all’infanzia: un indistinto e vacuo luccichio nei suoi grandi occhi rotondeggianti, che in un certo qual modo quasi intenerisce, sensazione immediatamente annientata da una deformità fisica fortemente accentuata, sebbene chiaramente voluta;
Tuttavia non si sente necessariamente il bisogno di focalizzare l’attenzione su Alice, quanto sugli abitanti del sottosuolo (tutti arcinoti, dall'inconfondibile Bianconiglio alla Regina Rossa), i quali rappresentano l’anima e il fulcro del libro stesso, ideato come uno stesura delle loro fisionomie e delle loro abitudini, quivi opportunamente e quasi del tutto stravolte (e si scoprirà, nel corso dell’ “esplorazione” del libro, come queste abitudini vengano riadattate al servizio dell’angosciosa e rattrappita atmosfera che permea l’opera) ed asservite all’ottica di Bessoni stesso e quindi lecitamente conformi allo “scopo” di partenza, ovvero quello di creare un qualcosa che fosse diverso da tutto ciò è stato possibile ammirare in merito alle rielaborazioni del fertile universo di Alice nel Paese delle Meraviglie, almeno visivamente parlando.


Poiché è altresì vero che salvo in sporadici casi (forse in nessuno di essi), mai, nei vari rifacimenti del medesimo universo, prendendo in esame i singoli, che nel corso degli anni si sono avvicendati, sono state apportate sostanziali modifiche a quelle che è sempre stata la sua trama originaria. E senza dubbio, ALICE SOTTO TERRA non fa eccezione. Ma più che avvalersi dell’incombente urgenza di manifestare una decisa adesione ad uno schema narrativo rimasto bene o male invariato, il libro in questione decide di puntare sul raccapriccio, sulle fattezze deformi e sghembe dei vari personaggi, sulla vigorosa potenza comunicativa delle illustrazioni , punto cardine intorno al quale ruota l’intera produzione, tutte cariche di una quasi innata forza destabilizzante, tale da estraniare il lettore, forti oltretutto delle concise descrizioni atte a sintetizzare i tratti salienti dei bizzarri esseri, i quali appaiono tremendamente familiari e al tempo stesso minacciosamente distanti, avversi, ibernati nel loro universo così asettico e anomalo.






Vale la pena soffermarsi sullestetica adottata dallautore in merito alla genesi degli abitanti del sottosuolo, la quale tutta è stata concepita, come è naturale avvedersene, affiliandosi, per così dire, alla corrente stilistica Burtoniana, che non ha bisogno di presentazioni. Il tratto dell’autore, tuttavia, resta comunque autonomo e fortemente peculiare e funziona altrettanto autonomamente. Un eventuale rimando ad autori del calibro di Tim Burton serve semplicemente a specificare quanto esperimenti del genere non siano del tutto nuovi e che, anzi, queste rivisitazioni in salsa dark e torbida stiano ormai prendendo piede da un bel po’ di tempo a questa parte, inaugurando un filone che andrà via via sempre più affermandosi, conquistando una buona fetta di pubblico.



Nel complesso, ALICE SOTTO TERRA farà la gioia di ogni appassionato del genere, del bizzarro e dell’imperscrutabile, potendo vantare di un comparto grafico e stilistico di prima scelta, ispirato e inusuale, il quale riesce a reggere in piedi tutta l’opera, minata tuttavia da due piccoli, grandi difetti:
l’esasperante brevità e il costo del libro, elevato, se si pensa che lo stesso è composto di appena 48 pagine!
Il viaggio termina troppo presto perché se ne possano apprezzare appieno tutti i risvolti e non si fa in tempo ad affezionarsi al libro, che inaspettatamente già finisce, ma ciò non può che incitare il lettore a ripercorrerlo nuovamente, ammaliato dal sibillino richiamo delle creature, per rimanervi ancora un po’, facendosi cullare dall’eco della loro mortifera nenia.


NEMO

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