giovedì 24 maggio 2012

I Promessi Sposi - A. Manzoni

“… se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”
(Cap XXXVIII de “I promessi sposi”)

Nella maggior parte delle rubriche che si rispettino, si inizia in genere con un must o sempreverde... o come dir si voglia!
Con " I promessi sposi" di Alessandro Manzoni si inizia il ciclo di recensioni de "Ju Caffè".
Accingetevi a prendere la prima tazza di caffè, di una lunga serie (spero)


Documentazione storica minuziosa, sapienza, passione, eleganza stilistica, cuore e volontà contribuirono alla creazione di uno dei capolavori della letteratura italiana e del nostro tempo.
Un patrimonio culturale, invidiato da tutti i critici stranieri (appello ad un critico che ha gettato abbastanza fango su questo testo, Ken Follett! Il quale ne ha ignorato interamente la sua bellezza.)
Alessandro Manzoni si ispirò al romanzo storico “Ivanoe” di Walter Scott.

La prima stesura venne pubblicata nel 1821 edito con il titolo di “Fermo e Lucia”; l’anno successivo venne pubblicato il romanzo intitolato “Gli sposi promessi”; sei anni più tardi Manzoni si trasferì a Firenze per rivedere il linguaggio che avrebbe utilizzato nella versione definitiva (“per sciacquare i panni in Arno”) prendendo spunto dal toscano.
Tra il 1840 e il 1841 venne pubblicata la stesura definitiva.
La storia è ambientata dal 1628 al 1630 durante la dominazione spagnola, probabile allusione alla dominazione austriaca avvenuta.
Il romanzo comincia con la descrizione memorabile del Lago di Como, ormai imparata a menadito anche dallo studente più scapestrato.

Renzo Tramaglino e Lucia Mondella sono i promessi sposi che finalmente hanno deciso di giurare amore eterno l’uno per l’altra.
Li unirà in matrimonio Don Abbondio, ma un giorno viene fermato dai tirapiedi di Don Rodrigo, il quale ha l’intenzione di appropriarsi della giovane futura sposa.
“Questo matrimonio non s’ha da fare!” (da qui diverrà un neologismo, lo stesso dicasi per il termine “perpetua”.)
La frase grava come un macigno su i nostri protagonisti, che li vedremo impegnati in una “lotta morale”.
A lungo verranno ostacolati e lungo il cammino incontreranno personaggi di ogni risma che in qualche modo ci offrono tantissimi insegnamenti: da Don Abbondio (già citato) alla Monaca di Monza, da Padre Cristoforo (dal passato molto particolare) a l’Innominato.
In ogni casa italiana dev’esserci almeno una copia di questo must della letteratura romantica, basta che non prenda polvere!





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